The Van Pelt – Imaginary Third


Una lunga attesa per un terzo album solo immaginario…

Leggenda vuole che dopo il successo del loro secondo disco Sultans of Sentiment nel 1997, il gruppo emo-rock di stanza a New York dei Van Pelt abbia rifiutato molte proposte per un terzo disco con una major, restando fedele a chi gli aveva dato fiducia dagli inizi (l’etichetta Gern Blastern). In effetti la band dopo soli due dischi si era inserita velocemente nella ricchissima scena musicale newyorkese indipendente, aggiungendo un tocco emo che era ancora una via non troppo navigata negli anni di consolidamento dell’ondata post-rock americana; pezzi come “Yamato (Where People Really Die)”, “Nanzen Kills A Cat” fanno a pieno diritto parte dell’antologia del rock indipendente di quegli anni.

Accade poi che la band capitanata da Chris Leo si sfilacci e che i membri si perdano di vista. Chris, uno musicalmente iperattivo ci mette poco a formarne una nuova. Nascono i The Lapse, in pratica un duo con al basso la giapponese Toko Yasuda, con un breve passato nei Blonde Redhead. Vengono fuori due album (il primo, Betrayal! del ‘98, ci serve menzionarlo – vedrete dopo). Dopo poco anche questa esperienza si chiude.
Per un po’ si passa dal noise al silenzio.  

Chris (fratello di un altro indie rocker, Ted) torna nella sua Jersey City, chitarra appesa al metaforico chiodo. Ma i fan, i veri fan, non si scoraggiano mai, e per il terzo disco dei Van Pelt, riescono ad aspettare la bellezza di 17 anni: ed eccoli! I Van Pelt tornano con questo disco Imaginary Third nel 2014. Ma basta dare un’occhiata alla tracklist per capire che non si tratta di un disco di nuovi pezzi.

Con solo una ventina di minuti di musica, uscito in vinile su Castanya records (una giovane e poco nota etichetta spagnola), questo disco contiene 8 pezzi che in realtà abbiamo già sentito: la maggior parte proprio sul disco del ‘98 firmato The Lapse, qui riproposti dopo un leggero lavoro di missaggio. 

Delusione? Niente affatto, anzi una scusa perfetta per recuperare, attualizzare l’impatto di quelle chitarre emo dopo tutto questo tempo. Ed ecco la sorpresa, funzionano ancora alla grande! 

Chris Leo in tutti i progetti di cui ha fatto parte si è sempre ritagliato due ruoli: da un lato come chitarrista principale, cioè scultore di intricati ricami di alternanza lento/veloce o rumore/quiete classici degli anni in cui il rock americano delle college radio prova a smarcarsi dal grunge diventato ormai mainstream; dall’altro, la sua vena emo che si manifesta in una logorrea lirica. 

I suoi testi sono complessi, spesso non si può parlare di cantato ma più di recita o declamazione della sua visione estetica e poetica. Testi sempre diretti e precisi, esposizione di una altrettanto precisa visione delle cose, del mondo.  Ecco come si definisce in uno dei suoi pezzi: “You’ve gotta be from Jersey like me / With a permanent bruise on your hip from your guitar”.

“The Threat” ad esempio è un lungo monologo su una non esattamente specificata minaccia contro cui il protagonista (Chris?) si batte. Tutto mentre la sua chitarra saltella su un ritmo che sa di cavalcata nel deserto. 

In “The Betrayal” tornano le chitarre noise e la ritmica accelera: i testi (di non facilissima interpretazione) irrompono fuori dalla gola di Chris, quasi imprecazioni. È il suo modo di coinvolgere, e funziona.

Ancora un potente attacco di chitarre noise apre “Three people wide at all times” prima di lasciare il posto a un insistente linea di chitarra, una corda a cui si appendono le declamazioni di Chris.

Questo “immaginario” terzo disco dei Van Pelt è un degno ripescaggio di un passato troppo presto scordato; rimette la band nelle orecchie di molti. Gli perdoniamo anche il bluff, l’averci fatto sperare davvero in musica nuova e fresca (per cui pare si debba aspettare ancora un po’). Di sicuro la band non avrebbe alcun problema a trovarsi un nuovo seguito di fan, a quasi 30 anni dai loro primi passi sui palchi.

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Una risposta

  1. Sebastiano ha detto:

    Grande! Sultan of Sentiment é il secondo disco in vinile che ho ascquistato, sono tra i gruppi che insieme a Karate a quei tempi mi han emozionato tanto e sono tra i gruppi di cui non mi passa mai la voglia di riascoltare, qualche volta fa un po’ male perché i ricordi legati sono di un atmosfera nella musica che adesso bisogna cercare in altre sonoritá e non perché mi sono evoluto io ma perché come di norma accade certi “generi” poi vengono venduti come carne trita dal macellaio. Grazie di aver pensato a loro

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