Russo Amorale – Europe

 

Europe, album d’esordio del cantautore italo-francese Russo Amorale, è in sostanza un viaggio mistico, dolce e torbido. Un album pieno di contrasti che coesistono perfettamente. Originario di Nancy, Russo vive a Bologna e ci ha raccontato come questo album nasca proprio viaggiando: “I miei ultimi anni sono stati caratterizzati da: treni, aerei, autobus, traslochi, andate e ritorni”, ci dice il cantautore. “L’europeismo dell’album è quindi prettamente autobiografico: inoltre i miei nonni paterni italiani sono emigrati in Francia all’inizio degli anni Sessanta, le peregrinazioni transalpine segnano quindi la storia della mia famiglia da tre generazioni”.

Russo Amorale ci fa peregrinare con lui per luoghi lontani, nostalgici, eppure vicini e assolutamente concreti.

Il viaggio di Europe comincia con un brano in inglese e italiano dalle tonalità rock: “Wildfires” si apre, senza troppe premesse, con una chitarra acustica molto incisiva. “Dormirai con me nel nido del corvo”, è la prima fase della canzone che poi si ripeterà nel corso del brano. Segue “Io so dove è sepolto il faraone”: queste due frasi ci fanno subito entrare nel mood della scrittura di Russo Amorale.

Si prosegue con “L’emergenza di emergere” un pezzo molto folk-blues all’attacco, ma che poi impenna e si “sporca” di un sound più rock.

È al terzo brano che approdiamo nel secondo mix linguistico: italiano-francese. “Qui s’y frotte s’y pique”, una ballad acustica in cui chitarra e fisarmonica la fanno da padrone, mentre la voce di Amorale ci racconta un mondo dal sapore western.

La rotta ci porta a “Ma l’amor mio non muore” titolo e refrain in italiano, il resto in francese. Qui i toni si fanno più drammatici, la voce più sofferente e, alle volte, più bassa e cupa, potremmo considerarla una canzone di stampo chansonnier.

“Alberto Neri” è sicuramente il brano più crepuscolare dell’album, un pezzo che avvolge in un’atmosfera intima, oscura, scaldata dalla voce di Russo. “Alberto Neri profanava i cimiteri” ha il sapore di una narrazione à la De André. Alberto Neri “non era proprio giusto ma ci prendeva gusto, odiava i morti”, ricorda un eroe romantico – nel senso tedesco -, ma chi era? “Alberto Neri è figura simbolica, personaggio storico, un mio antenato, un compositore. Esiste veramente ed è anche un personaggio mitico. Non profanava i cimiteri però… Oppure sì? Insomma, mi manca tanto e gli mando un abbraccio. Se leggerà”, spiega Russo Amorale.

Sicuramente l’europeità dell’album è nelle lingue che scivolano l’una nell’altra, in un perfetto gioco di equilibri, convivono più realtà linguistiche: proprio come in Europa. Le diverse lingue sono a servizio del racconto, perché non c’è una regola precisa nella sua scelta: “quando scrivo in francese cerco di farlo da italiano, e quando scrivo in italiano cerco di farlo da francese; mi dà molti stimoli cercare di usare la lingua da una prospettiva «minore», un po’ spostata, una lingua po’ spaesata.”

Nel 2016 esce il primo EP di Russo Amorale, dove già spicca per la sua scrittura e il suo sound originale. Ma è qui in Europe che si sente il raggiungimento di una maturità di scrittura più completa.
Quello che stupisce di questo album è che ogni brano suona come qualcosa di diverso dal precedente, sebbene ci sia uno stile riconoscibile. Un fil rouge ci conduce attraverso tutto questo viaggio: i testi di Russo. Elementi della natura, quasi un’esaltazione e una mistificazione di essa, ricordano i toni del romanticismo tedesco.

Un viaggio, quello con Russo Amorale, a cui non si può rinunciare.

 

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