Rainer Maria – S/T

 

I comeback album sono uno dei test più difficili per una band. Tanti e disparati possono essere i motivi per cui una band si prende una pausa; motivi che di solito hanno a che fare anche con ragioni personali dei singoli componenti del gruppo. Nel frattempo gli anni passano, ma poi c’è sempre qualcuno che inizia un giro di telefonate e un propone un laconico “…e se ci riprovassimo?”. Ci si rivede in studio a provare, all’inizio sembra uno scherzo ma nei migliori casi, dopo un breve riscaldamento, i vecchi meccanismi tornano a ruotare.

Questa la mia speculazione su cosa sia successo al trio emo/indie-rock del progetto Rainer Maria di cui si erano perse le tracce, e che solo nel 2017 ritorna sulle scene dopo con S/T dopo 11 lunghissimi anni di silenzio.

Cosa hanno combinato durante la lunga pausa lo spiegano chiaramente in diverse interviste, e in fondo ci interessa poco. Quel che conta è sapere che degli 11 anni di silenzio non c’è traccia in questo nuovo disco, che quindi risulta a tutti gli effetti un disco anti-nostalgico.

Si parte con “Broke open love”, col riff di basso in arrampicata, sovrastato dalla chitarra distorta prima di schiacciare il pedale e tornare alla quiete del verso. E sì, sono tornati i Rainer Maria, e a partire da queste prime note si capisce che ci sono mancati molto.

Chi, come chi scrive, aveva scoperto la band quando nei primi anni ‘00 offriva un emo-rock raffinato e sostanzialmente docile, scopre una mutazione inaspettata in questo disco: la splendida voce determinata di Caithlin De Marrais è rimasta inalterata, ma le chitarre di Kaia Fischer e i battiti di William Kuehn sono stati ampiamente aggiornati, superando lo schema di arpeggi in delicata dissonanza.

C’è una rabbia che paradossalmente era repressa quando la band girava nelle radio dei college americani. La doppietta “Suicide and lazy eyes” e “Lower words” conferma quanto appena affermato, offrendo in sequenza una potenza impensabile rispetto al vecchio catalogo storico della band. Se i primi secondi di “Possession” sembrano farci tornare indietro nel loro vecchio catalogo, la voce e le chitarre si  impennano subito dopo per segnare il nuovo suono ritrovato del trio.

La potenza di fuoco del disco è incredibilmente resa anche dal vivo, come nella loro performance alla radio KEXP: chitarra + basso + batteria = tutto quello che serve, anche in tempi in cui sembra difficile crederlo, in cui ci ripetono che la musica è cambiata.

S/T non è il classico comeback album nel senso che, come già detto, dentro non c’è spazio per la nostalgia dei vecchi tempi, del vecchio sound. Anzi, risulta un disco di questi anni, fatto da musicisti che non hanno mai smesso di esserlo, non avendo perso un grammo della passione, dell’arte e della voglia che avevano quasi 20 anni fa.

 

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