Pinkshinyultrablast – Happy Songs for Happy People


L’Album Of The Week di questa settimana è in realtà un EP of the week: Happy Songs for Happy People dei russi Pinkshinyultrablast. Una piccola gemma shoegaze che ci regala una breve ma chiara introduzione alla loro musica e alla loro essenza.

I Pinkshinyultrablast si trovano a San Pietroburgo quando decidono di fondare la band nel 2007, sono quattro giovani nerd della musica che presto dovranno partire per frequentare l’università. Sanno di avere poco tempo a disposizione e perciò non possono permettersi di sprecare neanche un attimo. Rincorrono l’orologio, approfittano di ogni momento libero. Nonostante i tempi stretti, trovano il modo di sviluppare la loro identità di band e realizzano quattro tracce di puro nu-gaze.

I brani di questo EP sono pieni di eco, chitarre subacquee, potenti percussioni e melodie dolci accompagnate da una voce femminile serena e cullante. La traccia d’apertura intitolata Blaster si riversa in un impeto di massicci riff di chitarra a ventaglio, ronzii e vibrazioni di basso. Il chitarrista Roman Parinov non può cantare come protagonista – quel lavoro appartiene a Lyubov Soloveva – ma è la sua chitarra la voce più forte del brano e l’elemento che ha la capacità di avvolgerne le fragili melodie. In Blaster come in Ode to Godzilla, Parinov guida Soloveva impedendo alla musica di dissolversi nel caos.

Soloveva, Parinov e gli altri prendono sicuramente spunto dai My Bloody Valentine e dagli Swervedriver, ma la loro più grande ispirazione per Happy Songs for Happy Zombies probabilmente non è né lo shoegaze né l’alternative rock. Infatti, in un’intervista su Indie is not a Genre del 2015, Soloveva ha rivelato il fascino del gruppo per l’usanza russa della dacia e per l’annuale esodo dall’appartamento in città verso questa tipica abitazione di campagna, al fine di concedersi un periodo di riposo e riflessione. Notiamo quindi che la borbottante Honeybee sembra certamente il tipo di canzone ispirata a una giornata trascorsa a osservare le nuvole e a scorgere in esse forme reali o possibili.

Tra i versi burrascosi di Deerland e Blaster, possiamo definire Happy Songs for Happy Zombies uno sforzo rilassato, la mentalità della dacia nell’EP è evidente: c’è libertà, giocosità, infantile meraviglia e, soprattutto, un apprezzamento di quei rari momenti in cui non stai inseguendo il tempo, in cui dimentichi quella frenetica agitazione per il suo inesorabile trascorrere e riesci a godertelo con le persone che contano davvero.

Quindici minuti non sono un’eternità, dopo tutto, ma è il momento giusto per una piacevole fuga, proprio come Happy Songs for Happy Zombies.

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