Joan As Police Woman – Let It Be You


joan-as-policewoman-let-it-be-youSi potrebbe dire che Let It Be You sia l’album meno “As Police Woman” di Joan Wasser. Anche perché si sente meno la presenza dei suoi compagni di trio cioè Ben Perowsky alla batteria e Rainy Orteca al basso. Gli arrangiamenti dell’album condiviso con Lazar Davis sono coraggiosi ma poco coerenti, più nello stile del cantante che di Joan.

«Ciao Joan, mi dispiace che il tour sia stato sospeso. Aspettavo di vederti a Milano. E comunque sto scrivendo del tuo album Let It Be You. Buona giornata, Ema»
«Ciao, Ema! Lo so, il tour è stato riprogrammato per il prossimo anno in questo periodo, non vedevo l’ora di venire a Milano! Grazie di ascoltare e scrivere della mia musica. Love, Joan»
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Meraviglie di conversazioni su Instagram e brutture del 2020 causate dal coronavirus. E poi è iniziata una curiosa e casuale conversazione tra me e Joan Wasser, voce violino e chitarra del trio Joan As Policewoman. Un passaggio della nostra conversazione ha a che fare con Let It Be You, l’album che sto per presentarvi.

Scritto con Benjamin Lazar Davis, artista poliedrico e polistrumentista, Let It Be You è l’album più inusuale di Joan As Police Woman. Nel disco prevale un’influenza electro-pop che a tratti sovraccarica la tracklist. Quasi come una linea di corrente elettrica che emerge troppo quando dovrebbe scorrere appena in superficie. Un cortocircuito che per la sua natura contraddittoria non è stato accolto con entusiasmo dalla critica. Si tratta di un esperimento interessante perché combina voci, ritmi e suoni elettronici, risultato di “un’ossessione per la programmazione della batteria”, come ha spiegato Joan. Questi intrecci sembrano stridere in Motorway, dove emerge più chiaramente la voce di Lazar Davis che resta in ombra nel resto del disco. L’artista ha pubblicato anche un album da solista, nel 2018, Nothing matters.

Ma il risultato è apprezzabile. È vero, il sound elettronico a tratti distrae dall’ascolto. Ma non è forse la ricerca della disarmonia e del suono “sporcato” uno degli obiettivi dell’electro-pop?

Io: «Sai sto scrivendo di Let It Be You e c’è una canzone, Broke me in two, che mi fa sentire come se fossi innamorata ogni volta che l’ascolto»
Joan: «Awww, è meraviglioso. Ero innamorata e mi sento così ogni volta che la ascolto»

Nel mélange passionale e avventuriero del disco c’è Broke me in two. È la canzone di apertura e un vero colpo al cuore. Non solo perché lascia immaginare una dedica a chi ha prodotto una ferita (di quelle calde e profonde) nel corpo di chi canta e ascolta. Forse è la canzone dove si realizza il senso dell’esperimento di questo disco. In ogni caso la tastiera elettrica, il piano e la batteria “programmata” sono governate benissimo dalla voce di Joan, accompagnata impercettibilmente in sottofondo da Lazar Davis. Sulla stessa onda c’è  Magic Lamp, che ha una composizione più ordinata del resto del disco. Più pop e meno electro.

Quindi si potrebbe dire che Let It Be You sia l’album meno “As Police Woman” di Joan Wasser. Anche perché si sente meno la presenza dei suoi compagni di trio cioè Ben Perowsky alla batteria e Rainy Orteca al basso. Gli arrangiamenti dell’album condiviso con Lazar Davis sono coraggiosi ma poco coerenti, più nello stile del cantante che di Joan.

Dopo questo esperimento, Joan Wasser ha proseguito il suo viaggio da solista iniziato nel 2002. Prima di Joan As Policewoman ha fatto parte di numerosi gruppi, dai Dambuilders a Antony and the Johnsons.
Nel 2018 è uscito Damned Devotion, il suo album più intimo e oscuro. La riflessione riguarda un episodio purtroppo fondamentale per la sua carriera: la morte del suo ragazzo, avvenuta nel 1999. Si trattava di Jeff Buckley, annegato in un fiume del Mississipi. “Con Jeff cantavo a casa, abbiamo registrato molte cose su nastri e registratori di fortuna, ma nessuno li ascolterà mai: sono troppo privati per essere pubblicati”, ha detto in un’intervista a Repubblica nel 2017. L’evento X nella vita di Joan l’ha convinta a usare la voce, e non solo il suo violino, per proseguire la sua avventura.

Per conoscere la musica poliedrica di Joan As Policewoman non si può prescindere da nessuno dei suoi album. Nemmeno dalle due collezioni di cover, del 2009 e quella recentissima del 2020. Consiglio: ascoltate Overprotected in Cover (2009); Spread in Cover two Ep (2020); Ethernal Flame in Real Life (2007) e The Magic in The Deep Field (2011).

Joan è una tosta. È scritto nella sua vita, nel suo stile, nelle sue canzoni. Let it be you non è di certo un incidente di percorso nell’avventura musicale di un’artista poliedrica, polistrumentista e, aggiungerei, polimagnetica.

Emanuela Colaci

Testa per aria, piedi ben saldi

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